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Coco Song: When Italian design meets Oriental luxury at FEFF 11

Coco Song è un marchio di lusso tutto italiano nato da un’idea di Elisio Tessano, imprenditore e creativo friulano grande appassionato di Oriente, che 6 anni fa ha deciso di fondere il design italiano al lusso orientale dando vita ad una linea di occhiali da sole e di gioielli del tutto particolari.

Nato come marchio distribuito solo presso alcune tipologie di ottici, col tempo l’azienda è diventata un vero e proprio brand che da tre anni a questa parte fa da sponsor al Far East Film Festival di Udine. Nel corso degli anni il mercato aziendale si è talmente sviluppato che dal primo giugno la Coco Song sarà distribuita worldwide attraverso una rete di agenti – per quanto riguarda l’Europa – e di distributori selezionati – per quanto riguarda il resto del mondo.

Intervistato in merito alla tipologia di articolo prodotto, l’amministratore delegato Corrado Moro ha spiegato che è l’attenzione quasi maniacale per il dettaglio e per la tipologia dei materiali utilizzati a rendere i loro prodotti unici nel settore del lusso.

Scopo della casa fondatrice, infatti, non è quello di essere produttrice di meri gadget dal sapore orientale, bensì rendere il marchio Coco Song famoso per lo stile e la qualità dei materiali e della manodopera impiegati. Ogni articolo viene prodotto a mano da personale specializzato che impiega materiali nobili italiani – quali ad esempio titanio, acetati e plastiche particolari – e materiali tipici orientali – come seta, fiori e foglie, tanto per citarne alcuni.

L’esperienza di sponsor al FEFF di Udine, che funge da vera e propria vetrina internazionale, sembra essere talmente positiva che per il prossimo la Coco Song sta pensando di creare un vero e proprio evento all’interno del festival, in cui presentare anche la nuova linea di gioielli e di pelletteria a cui sta lavorando da qualche tempo.

Noemi Pierdica
Sala Stampa - produzione notizie

Xu Buming (The Story of the Closetool)

A cura di Kuva Comunicazione.

(IT) Press Meeting 02/05/09 - Kang Hyoung-chul

Il cinema coreano negli ultimi anni sta attraversando un periodo difficile: il numero di film prodotto è in costante calo ed è sempre più difficile per i registi trovare finanziamenti per i loro progetti. Kang Hyoung-chul, regista di Scandal Makers, è bene al corrente della serietà di questa crisi: dopo la stesura iniziale della sceneggiatura, ha impiegato tre anni a trovare qualcuno disposto a produrre il film. Ha dovuto accettare di compromettere la versione originale prima di riuscire finalmente ad ottenere i fondi per girare, e anche così, il budget a disposizione era talmente basso che hanno cercato di filmare solo ciò che era necessario.

Kang comprende la riluttanza dei produttori di investire in questo progetto: “Visto che è il mio film di debutto, ero un po’ un’incognita dato che non avevano altri miei film che attestassero le mie abilità. La cosa che più li preoccupava era la commercializzazione del film al pubblico coreano.” Col senno di poi, quest’ansia risulta ingiustificata – a due mesi dall’uscita, Scandal Makers ha venduto più di otto milioni di biglietti (una persona su cinque in Corea ha visto il film), battendo The Good, the Bad, the Weird di Kim Jee-woon e salendo al primo posto nella classifica del botteghino del 2008. Il regista attribuisce questo risultato al passaparola e al fatto che il film è stato rilasciato durante le vacanze invernali, e quindi le famiglie hanno avuto la possibilità di andare a vederlo insieme.

Ammette che girare questo film è stato istruttivo ma molto faticoso e complicato. Nonostante potesse richiamarsi alla sua esperienza nel realizzare cortometraggi, il suo primo tentativo di riprendere per il grande schermo è stato ostacolato dai limiti imposti dal basso budget. “Però sono grato per i suggerimenti che Cha Tae-hyun (l’attore protagonista) mi ha dato durante le riprese,” dice Kang, “Penso che sia fantastico che abbia accettato la parte, perché è un attore così famoso in questo genere che ha corso un rischio nel lavorare con me.” Loda anche il resto del cast, la maggior parte come lui a loro debutto con Scandal Makers, e soprattutto l’attore bambino Wang Seok-hyun: “Non ho dovuto dargli alcuna istruzione – tutto ciò che ha fatto nel film è stato completamente spontaneo!”

Nonostante il grande successo che Scandal Makers ha avuto nel suo paese natio, Kang ancora non sa rispondere alla domanda su quale sia il punto forte del film. Dice che la stampa coreana ha scritto che il film “diffonde il ‘virus della felicità’” perché tutti gli spettatori lasciano il cinema con il sorriso. Afferma che ha avuto l’ispirazione di fare una commedia perché lui stesso ha sempre amato i film che lo facevano sorridere – alcuni tra i suoi preferiti sono The Foul King di Kim Jee-woon e commedie inglesi alla The Full Monty. “Ma ad essere sincero, non sono certo di come ho fatto ad arrivare a questo punto. Sarei curioso di scoprirlo…”

Che cosa ha pensato della reazione del pubblico quando il film è stato proiettato il 1 Maggio? “Sono rimasto molto contento che il pubblico abbia riso. Le battute sono ovviamente rivolte al pubblico coreano, ma penso che la gente che viene a vedere i film di questo festival sia aperta a film nuovi e diversi. Ho notato che il pubblico a casa e quello di Udine hanno riso in punti diversi del film – probabilmente alcune battute sono state perse nella traduzione! Ma sono felice che il film sia riuscito a diffondere il ‘virus della felicità’ anche qui.”

Spera, parole testuali, di “invecchiare facendo film” e di riuscire a realizzare un film capolavoro che iscriva il suo nome negli annali della storia del cinema. “Voglio girare film che siano divertenti ma che allo stesso tempo abbiano un messaggio da comunicare. Sono assolutamente disposto a lavorare ad altri generi di film per raggiungere questo obiettivo.”

Sharon Lee
Traduzione di Giorgia Marchetta
Sala Stampa - produzione notizie

(EN) Press Meeting 02/05/09 - Kang Hyoung-chul

Times have been hard for Korean cinema in the recent years: there has been a steady fall in films being made and it is getting increasingly difficult for directors to find funding for their projects. Kang Hyoung-chul, director of Scandal Makers, certainly knows how serious this crisis is, as it took him three years to find someone to produce his film after he wrote the initial draft of the script. It took many compromises to the original version before he was finally able to get the funding to film, and even then, the budget that he managed to secure was so low that they tried to shoot only what was necessary.

Kang understands the producers’ reluctance to invest in his project: “As this is my debut film, they had no previous films to go by and so I was a bit of an unknown quantity. The main concern for them was how to market the film to the Korean public.” In retrospect, they were worrying about nothing - two months after its release, Scandal Makers had sold more than eight million tickets (meaning that one in every five people in Korea has seen the film,) beating Kim Jee-woon’s The Good, the Bad, the Weird to become the top earner of 2008. The director puts this result down to good word of mouth and the fact that the film was released during the winter holidays, so families were able to go and watch the movie together.

He admits that making this film was a steep learning curve. While he was able to draw from his experience in making short film, his first attempt at making a feature film was hampered by the limits forced on him by his low budget. “I am grateful, however, for the advice that [lead actor] Cha Tae-hyun gave me during filming,” says Kang, “I think it’s great that he accepted the role, because he’s such a well-known actor in the genre and he took a risk working with me.” He also has praise for the rest of his cast, most of whom, like him, made their debut in Scandal Makers, especially for child actor Wang Seok-hyun: “I didn’t have to coach him at all – everything he did in the film was totally spontaneous!”

Despite all the success that Scandal Makers has had in his home country, Kang still seems a bit perplexed when asked what he thinks the strong points of the film are. He says that the Korean press wrote about the film “spreading the ‘happy virus’” because everyone left the theater with a smile on their face. He claims that he was inspired to make a comedy because he himself has always liked that feeling of smiling after watching a film - his personal favourites include Kim Jee-woon’s The Foul King and English comedy like The Full Monty. “But to be honest, I’m not quite sure what I did to achieve this. I’d be curious to find out…”

What did he feel about the audience’s reaction to the film when the film was screened to the FEFF audience yesterday? “I was really pleased that the audience laughed in parts. The humour is obviously aimed at the Korean public, but I suppose that the people who come to watch films at this festival are open to new and different films. I did notice that the audiences at home and the audience here in Udine laughed at different parts in the film - I suppose that there were some jokes that just got lost in translation! But I’m glad that the film managed to spread the ‘happy virus’ here as well.”

He hopes, in his words, “to grow old making films” and to make a real masterpiece which will allow his name to go down in cinematic history. “I just want to make films that are entertaining but with a message to communicate. I would be completely open to making films in other genres to achieve this.”

Sharon Lee
Press Room - news production

Novità-rivelazione del FEFF 2009: il cinema horror indonesiano

Premesso che non sono una critica cinematografica, né tantomeno un’esperta cinefila… da amante del cinema (e delle novità in genere) devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita dalle due pellicole horror presentate quest’anno al FEFF.

Fino a ieri, ossia la giornata dell’horror day, non avevo mai visto nessun film horror indonesiano e soltanto pochi giorni fa ho scoperto che questa nazione è particolarmente attiva dal punto di vista di produzione cinematografica (nonostante il limite della censura). La cosa mi ha notevolmente incuriosita, soprattutto perché mi domandavo come un paese così diversificato culturalmente potesse trasporre su pellicola la propria identità cinematografica…nel genere horror! Mi chiedevo se ciò avesse comportato uno “scopiazzamento” palese dai paesi limitrofi, o se avesse portato ad un qualcosa di più creativo e personale. Bene, la risposta a tutti i miei quesiti è stata più che positiva!

Ho visionato sia Takut: Faces of Fear che The Forbidden Door. Va subito detto che il primo (pellicola composta da sei episodi diretti da sette registi diversi) non è stato al livello del secondo (che ha avuto dei piccoli colpi di genio davvero simpatici), ma nel compenso mi hanno soddisfatta entrambi.

Takut: Faces of Fear mi è piaciuto perché, nonostante alcuni episodi fossero ovviamente migliori di altri, mi ha riportato alla mente alcune ambientazioni e temi trattati da Yuzna (che non a caso fa da supervisore e produttore a questo film). Certo, forse in alcuni casi il trucco o la recitazione potevano essere migliorati (così come un paio di trame), ma questa è solo un’ opinione personale espressa in base al mio gusto personale…

The Forbidden Door invece mi ha soddisfatta sotto tutti i punti di vista: dai temi trattati (a sfondo prettamente sociale come ad esempio la condizione della donna, l’aborto, la violenza sui minori), alle inquadrature, dalle innegabili doti recitative degli attori, agli indizi dislocati all’interno della pellicola, dalla violenza fisica e psicologica al tema dell’arte…

Definirlo horror forse non è corretto. Lo definirei piuttosto come un mix tra lo splatter e il thriller psicologico. A mio avviso il film incuriosisce proprio perché particolare, considerando anche la ricerca quasi maniacale dei dettagli e i temi estremamente disturbanti trattati dalla pellicola.

Certo, l’aver visionato solo due film non fa di me un’esperta del cinema horror indonesiano, ma senza dubbio ha acceso in me la scintilla della curiosità che mi porterà sicuramente a vederne altri.

Noemi Pierdica
Sala Stampa - produzione notizie

A revelation at FEFF 2009: Indonesian horror films

Granted, I am not a film critic nor even a cinema expert, but as a cinema lover (and of all things new, in general), I have to say that I was pleasantly surprised by the two horror movies presented this year at FEFF.

Up until yesterday, which was horror day, I had never seen an Indonesian horror film and only a few days ago I discovered that Indonesia is a country which is particularly active in film production, despite the limits imposed by censorship. What made me curious, above all, was how such a culturally diverse country could communicate its own filmic identity in the horror genre. Would I spot any obvious influences from their colleagues in neighboring countries or would they manage to bring a personal and creative touch to horror films? Well, I can tell you that the answer to all these questions were positive!

I watched both Takut: Faces of Fear and The Forbidden Door. Firstly, it has to be said that the former, an omnibus film with six episodes by seven different directors, is not as good as the latter, which, in my opinion, had some flashes of genius. That said, I enjoyed both films.

I liked Takut: Faces of Fear because, despite the varying quality of the different episodes, it reminded me of some settings and themes in Yuzna’s work (which isn’t surprising given that he was supervisor and producer on this film.) Of course, in certain instances, the make-up and the acting could have been better (the same goes for some of the plots,) but please keep in mind that this is only a personal opinion…

The Forbidden Door fulfilled my expectations in all aspects: the film’s subject (which handles social issues like women’s rights, abortion, child abuse), the cinematography, the undeniably talented actors, various clues hidden throughout the film, physical and psychological violence and the theme of art…

To call it horror is perhaps not correct: I would call it a mix between splatter and psychological thriller instead. The film is fascinating because it is unusual, given all the almost-manic research that went into the details and the extremely disturbing themes.

Seeing two films certainly doesn’t make me an expert in Indonesian horror films, but it has without doubt piqued my curiosity – should the occasion arise, I would definitely go and see more.

Noemi Pierdica
Translated by Sharon Lee
Press Room - news production

Chiba Yoshinori (Yatterman)

A cura di Kuva Comunicazione.

Kang Hyoung-chul (Scandal Makers)

A cura di Kuva Comunicazione.

Scandal Makers

A cura di Kuva Comunicazione.

(IT) Press Meeting 30/04/09 - Joko Anwar

La questione dell’abuso infantile è soltanto uno dei temi che fanno parte della trama di The Forbidden Door, psyco-horror presentato ieri sera in prima nazionale al FEFF 2009.

Intervistato in merito a quest’argomento, Joko Anwar, regista e sceneggiatore del film, ha confermato che uno dei suoi scopi era appunto denunciare questa piaga che purtroppo affligge la società indonesiana. Questo tipo di problema è talmente comune che, addirittura, a pochi giorni dall’uscita del film, un bambino è morto in seguito alle percosse della madre. Sempre su questo punto e sul fatto che il cinema può essere utilizzato per scopi sociali, Anwar ha tenuto a sottolineare che il suo obiettivo è quello di poter portare sotto gli occhi di tutti alcune condizioni umane precarie, in modo che i poteri politici e l’intellighenzia possano apportare dei miglioramenti alla situazione.

Una delle particolarità del film in questione è senza dubbio il carattere molto forte delle due donne protagoniste. A questo proposito il regista ha voluto precisare che probabilmente ciò è dovuto alla sua esperienza personale in quanto, fin da piccolo, è stato circondato da figure femminili molto forti che, con il loro lavoro, mantenevano le proprie famiglie mentre gli uomini “passavano il tempo a fumare sigarette e a suonare la chitarra”. Inoltre, egli è fermamente convinto che le donne siano molto più forti di quello che alcuni tipi di società e culture affermano e spera di poter introdurre un cambiamento nell’opinione pubblica mostrando che ci sono diversi modi di vedere le cose. Proprio la chiusura della mentalità del suo paese, sui cui spesso pesa anche l’imprevedibile censura governativa, è secondo lui la causa di molti malintesi e problemi insiti nella società indonesiana…che a quanto pare, non ha capito fino in fondo le tematiche trattate dalla pellicola.

Per quanto riguarda invece la questione dell’aborto, tema insistente all’interno del film, egli ha detto che ciò non ha sollevato nessuna critica particolare e che, al momento, questo non è un tema caldo in Indonesia. Tuttavia, Anwar denuncia un sistema di pensiero delle donne indonesiane che le porta ad essere schiave di una filosofia che le vuole prima laureate, poi sposate ed in seguito madri. Tutto ciò, secondo lui, non è corretto perché, come il protagonista del film dirà a sua madre prima di ucciderla: “Mother, nobody wants to be born”, sta al genitore crescere il figlio nel migliore dei modi. Purtroppo, a seguito di questo tipo di imposizione, ciò non è possibile, ed è il motivo per cui a volte l’aborto può essere la soluzione migliore per il bambino.

Per quanto riguarda la sceneggiatura del film, che si discosta notevolmente da quella del libro da cui è tratta, ci ha detto che al primo produttore non è piaciuta ma che è contento sia andata così perché colui che poi ha effettivamente prodotto il film è il miglior produttore con cui egli abbia mai lavorato.

All’interno del film sono dislocati tutta una serie di indizi interessanti. Interrogato in merito a questo, Anwar non ha voluto rivelarcene il significato – tranne che per un paio – e ha risposto che tutte le scritte che compaiono (cartelloni pubblicitari, titoli di opere, ecc) e indizi di ogni genere (simboli e inquadrature particolari) sono state inserite per un motivo ben preciso e stanno ad indicare titoli di film futuri, parole particolarmente indicative per la comprensione del messaggio del film, ecc. Ha aggiunto inoltre che l’unico modo per poterli capire fino in fondo… è rivedere il film per almeno tre volte!

Per quanto riguarda i progetti futuri invece, il regista si è detto particolarmente impegnato per la regia di un horror che dovrebbe partire entro quest’anno.

Noemi Pierdica
Sala Stampa - produzione notizie