La decima edizione del Far East Film Festival accoglie il giapponese Nakata Hideo con un doppio appuntamento: la premiere internazionale di L change the WorLd, sci-fi thriller dai risvolti ambientalisti, e la ghost story Kaidan, chiamata ad inaugurare l’atteso Horror Day.
Se il primo riprende trama e personaggi del precedente Death Note per approfondire gli ultimi giorni di vita del detective L, Kaidan (realizzato al rientro in Giappone dopo la parentesi hollywoodiana) esplora un immaginario, quello dei samurai, da sempre caro al regista.
Sorprende scoprire che l’autore della serie The Ring non ami particolarmente il cinema dell’orrore, cui si è avvicinato per puro caso o, stando alle sue stesse parole, per “un destino del cielo”. Ancora più curioso sapere che uno dei maestri indiscussi del J-Horror prediliga i melodrammi per i suoi momenti di relax…
Nakata Hideo, durante l’incontro con la stampa, ha sottolineato l’importanza del cinema come mezzo di comunicazione senza frontiere, sorta di ponte culturale tra Occidente e Oriente. Si è detto invece disinteressato alle questioni politiche: il suo è un cinema che offre allo spettatore una fuga dalla realtà, lontano da qualsiasi pretesa di denuncia sociale.
Non di solo cinema si è parlato. Netta la posizione del Nostro riguardo alla pena di morte, vista come mezzo legale attraverso il quale le famiglie colpite da crimini efferati affidano la propria vendetta allo Stato. Eliminare tale pena, ha continuato il regista, potrebbe far aumentare i casi di violenza estrema che sempre più di frequente vedono coinvolta la gioventù giapponese.
Grande curiosità infine per la notizia che voleva la Dreamworks impegnata in un nuovo capitolo della saga The Ring, indiscrezione rimbalzata in rete e prontamente smentita dallo stesso Nakata.





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